ALLA SCOPERTA DEL CAPOLUOGO: CAMPOBASSO

Veduta di Campobasso
Credit: Carmine Scarinci

(Area Campobasso)

Campobasso è una città unanimemente considerata a “misura d’uomo”, tranquilla e silente nel mistero medievale che la avvolge, una città che dall’Ottocento in poi si è accaparrata la nomea di “città giardino”. Nell’ampia valle che si stende tra i fiumi Biferno e Fortore, si erge il capoluogo del Molise con i suoi 701 m.s.l.m, aggiudicandosi così la medaglia di bronzo nella classifica dei capoluoghi più alti dell’Italia peninsulare dopo Potenza e L’Aquila. Nei discorsi tra connazionali non molisani, non altro che un’Atlantide perduta, a confine tra mito e storia: il capoluogo evanescente di una regione semi-esistente. Ma quanta storia c’è nella leggenda? Se non doveste crederci, ecco a voi un excursus temporale di un prezioso scrigno tutto da scoprire.

PILLOLE DI UNA STORIA DA VALORIZZARE Le origini del centro abitato affondano le radici nell’epoca dell’Antica Roma. Il rude e guerriero popolo dei Sanniti, vera spina nel fianco per gli orgogliosi Romani, controllava l’insediamento edificato sul celebre Monte Bello (o Monte Sant’Antonio), altura sulla quale il Castello Monforte, simbolo indiscusso, domina l’odierna città a circa 790 m.s.l.m. Pare, infatti, che vi siano rimasti i resti delle antichissime mura di difesa osco-sannite. Inoltre, per gli appassionati di epigrafia, di grande interesse archeologico risulta il ritrovamento avvenuto nel 1930 nella chiesetta San Mercurio (XI sec. d.C.) di un’iscrizione italica riportante un nome proprio di origine osca Valvennius. Oggi la piccola chiesa, ubicata nella zona urbana conosciuta come “Chiaia” o “Contrada Monticelli”, è stata sconsacrata. 

Veduta storica di Campobasso
Credit: Associazione Centro Storico o.n.l.u.s. Campobasso

Ma è l’Alto Medioevo il periodo nel quale bisogna collocare il vero e proprio atto di nascita della città di Campobasso, durante l’epoca della dominazione longobarda. Risale, infatti, all’anno 878 d.C. un documento noto come Chronicon Sancte Sophie e consultabile (a patto che si abbia un minimo di dimestichezza con la paleografia) nel Codice Vaticano Latino 4939, in cui si attesta l’espressione finibus campibassi per indicare il territorio delimitato dalla città.

Ad incentivare, poi, il processo di urbanizzazione, la dominazione normanna dell’XI secolo, periodo durante il quale il borgo si amplia, espandendosi intorno alle antichissime chiese di San Bartolomeo, la più antica testimonianza dello stile romanico in città, e di San Mercurio. Dobbiamo, tuttavia, attendere il Quattrocento per assistere ad uno sviluppo importante nei commerci, grazie alla lungimiranza del Conte Cola, membro della famiglia Monforte, che era divenuta feudataria del borgo: proprio a costui, infatti, dobbiamo il prezioso lascito del benamato Castello. Il prestigio della città subirà un’ulteriore impennata nel Cinquecento sotto la signoria dei Gonzaga, ai quali si deve una riorganizzazione urbana: le singole strade assunsero allora il nome dell’attività lavorativa prevalente. Ed è proprio a questo intervento che risale l’onomastica delle tutt’ora frequentatissime vie del borgo: via de’ Ferrari, dove sorgevano numerose ferrarìe, l’odierna via per antonomasia della movida campobassana, e via degli Orefici, che ancora oggi pullula di botteghe e negozi di orafi. Arriviamo così, passo dopo passo, mattone su mattone, all’Ottocento, periodo in cui la città, capoluogo della nuova Provincia Napoleonica, assume la sua fisionomia più compiuta, con il castello supervisore della città, attorno al quale si sviluppa a forma di ventaglio la città antica e, finalmente, il centro murattiano, dal nome di Gioacchino Murat, nominato Re di Napoli per conto di Napoleone, il quale era diventato nel frattempo il Re d’Italia. La città viene dotata, quindi, al di fuori dell’antico borgo ma in continuità con esso, di quegli edifici fondamentali per la vita amministrativa. Grazie alla maestria dell’architetto Berardino Musenga, la città viene progettata secondo l’ideale inglese della garden city, costellata di spazi verdi e fontanelle. A questo periodo e all’arte del Musenga è da attribuire, infatti, l’elegante neoclassica Cattedrale della Santissima Trinità, risorta sui resti della vecchia chiesa cinquecentesca crollata a seguito del violento terremoto del 1805. 

Scorcio della Città Antica con veduta del campanile della Cattedrale della Santissima Trinità

E arriviamo, finalmente, al Novecento. Le case campobassane vengono illuminate dall’energia elettrica e nuove importanti costruzioni arricchiscono il centro, dalla Casa della Scuola, alla Banca d’Italia, dal Palazzo delle Poste e Telegrafi all’elegantissimo Teatro Sociale, costruito sull’area del vecchio Teatro Margherita, che diventerà poi il Teatro Savoia. Dopo la parentesi drammatica della Seconda Guerra Mondiale, arriva il fatidico anno 1963 con l’istituzione della Regione Molise: è il momento di riscatto, in cui la città, neonato capoluogo, vive quella vera e propria rivoluzione, demografica, economica, edilizia, così come si consegna, oggi, a noi posteri, figli di secoli di storia e incroci di popoli.

Teatro Savoia di Campobasso
Credit: Quotidiano del Molise

LO SAPEVI? CAMPOBASSANI NOTEVOLI NELLA STORIA Francesco D’Ovidio, importante filologo, glottologo, socio della Crusca, presidente dei Lincei, candidato al Premio Nobel per la letteratura e chi più ne ha più ne metta, è nato a Campobasso! Nella piazza omonima vi è il busto realizzato dallo scultore Enzo Puchetti negli anni ’20.

Da un lato il rigore letterario, dall’altro… l’ardore battagliero: Domenico Lucarelli e Giovanni Palombo, martiri della Repubblica Napoletana nel 1799, erano campobassani!

Non manca nemmeno la più coinvolgente e coesiva (oggi più che mai) delle arti… Fred Buongusto, voce suadente della musica leggera e Tony Dallara, l’urlatore, autore del notissimo ritornello “Come prima, prima più di prima t’amerò” (mente chi dice di non averlo letto cantando) sono nati qui!

Marilisa Canale

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